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BargaJazz72px

ph Cinzia Guidetti

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Ispirato dal libro di Italo Calvino “Le città invisibili”, il progetto “Invisible cities” ideato dal trombettista barghigiano Andrea Guzzoletti ha aperto, ieri sera, martedì 18 agosto, l’edizione 2015 del Barga Jazz Festival. Sul palco, oltre allo stesso Guzzoletti, Stefano Onorati alle tastiere, Walter Paoli alla batteria e, ospite d’eccezione, il cantante John De Leo.

“Invisible cities” è un viaggio tra città antiche e moderne, tra luoghi fatiscenti, o immersi nel traffico, suoni ancestrali in contrapposizione alla più cruda realtà, portati alla luce dalla musica elettronica che scardina il jazz, tocca il free e avvolge e travolge lo spettatore. Si viaggia, brano dopo brano, da una città all’altra, immaginando panorami con fabbriche e comignoli fumosi, alti grattacieli, tramonti sconfinati, metropoli meravigliose avvolte dalla nebbia, oppresse da un’angoscia che tutto distrugge e sfalda, che muta solamente nell’ultimo liberatorio brano.

Nel romanzo del 1972 “Le città invisibili” Italo Calvino, influenzato della semiotica e dello strutturalismo, ricorre alla tecnica della letteratura combinatoria dove il lettore, si trova a relazionarsi con l’autore, nella ricerca di accostamenti nascosti nell’opera e nel linguaggio; stessa cosa accade nel concerto dove lo spettatore, ammaliato, cerca lo sviluppo dell’opera in un continuo relazionarsi con la musica. Nel romanzo ogni  capitolo inizia con un dialogo tra Marco Polo e l’imperatore dei Tartari Kublai Khan che interroga l’esploratore sulle città del suo impero. Marco Polo descrive luoghi reali, e immaginari da lui inventati, che affascinano sempre più il suo interlocutore. Il libro è costituito da nove capitoli, come nove sono i brani contenuti nell’omonimo disco “Invisible cities”, che ha dato vita al concerto (più un fuori programma con “Sketches of Pain” da poco uscito in vinile). La musica, alternata alle letture, porta l’ascoltatore in un mondo angosciante, ma al contempo attraente che incuriosisce rapisce fino all’ultima nota, infatti, la raccolta platea ascolta estasiata le note e le storie che invadono il piccolo e grazioso teatro dei Differenti di Barga e il palco, cupo, buio come il crepuscolo di una nuova alba, è illuminato solo dalle video installazioni dell’artista Keane che fanno da contorno alla performance.

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