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ph Fiorenzo Sernacchioli

ph Fiorenzo Sernacchioli

Leggi il mio articolo su La Gazzetta di Lucca oppure qui sul mio blog.

Appare da dietro le quinte David Crosby, una luce tenue illumina la sua riconoscibilissima figura. I lunghi capelli bianchi e i baffoni sono i primi ad essere visibili sullo sfondo nero; la gremitissima platea del teatro del Giglio applaude entusiasta, e lui alza la braccia al cielo salutando tutti. L’occhio di bue punta sul microfono, al centro dello scarno palco, e David Crosby prende posizione, imbraccia la chitarra e intona “Everybody has been burner”. Si capisce subito che il tour, che ieri sera ha fatto tappa al “Lucca Winter Festival” targato D’Alessandro & Galli, e che dovrebbe presentare l’album uscito a gennaio 2014 “Croz”, prenderà una piega diversa; e infatti, alla fine, in scaletta sono solo due i brani dell’ultimo disco: “If she called” e “Time I have”.

La partenza è un po’ fiacca, la chitarra dà dei problemi, Crosby l’accorda diverse volte e si lamenta scherzando, e l’esperienza dell’ultra 70enne cantautore americano in questi casi gioca a suo favore. La voce è molto roca, colpa molto probabilmente del mal di gola che ha rischiato di fargli annullare il concerto, ma il pubblico lo sostiene, e lui ringrazia sentitamente.

Parla tanto Crosby, racconta qualche aneddoto sui brani, scherza con il pubblico, forse alla ricerca del giusto equilibrio che riesce a trovare quasi alla fine della prima parte del concerto con “Triad”, ma la vera svolta avviene nel secondo tempo: Crosby torna energico più che mai, non parla più per intrattenere il pubblico, e suona, preciso, e deciso; la chitarra acustica ha smesso definitivamente di dare problemi e la voce è calda e trascinante. E con “What are their names”, cantata senza accompagnamento, che Crosby dà il meglio di sé: un’esecuzione da brividi.

Il lungo concerto, forse fin troppo, oltre un’ora e quaranta, è una panoramica della sua carriera e dei gruppi di cui ha fatto parte, da “cavalli di battaglia” che non sarebbero potuti mancare come “Guinnevere” e “Deja vù” a “Rusty and blue” contenuto nell’album solista “It’s All Coming Back to Me Now…”: un percorso lungo oltre 50 anni che ha visto alti e bassi nella carriera di Crosby e dove non sono mancati anche “colpi di scena” come il ricongiungimento, a metà degli anni ‘90, con il figlio dato in adozione alla nascita James Raymond, il quale, nel frattempo, era diventato pianista e compositore. Insieme a lui e al chitarrista Jeff Pevar ha formato anche i CPR, abbreviazione di “Crosby, Pevar & Raymond”, con cui ha pubblicato due album in studio e due dal vivo tra il 1998 e il 2001, breve parentesi nella carriera da solista che ha come ultimo album in studio “Croz”, pubblicato a distanza di più di 20 anni dal precedente e che porta come titolo il nomignolo di Crosby.

E così Crosby chiude con un bis “Cowboy movie”, il dialogo “intimo” che ha avuto con le 700 persone nel teatro del Giglio, che omaggiando l’artista si sono alzate in piedi salutando il cantautore americano con scrosci di applausi.

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