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Foto Fiorenzo Sernacchioli

Foto Fiorenzo Sernacchioli

Leggi il mio articolo su La Gazzetta di Lucca oppure qui sul mio blog.

Tutto esaurito da mesi per il concerto di punta, insieme agli Eagles, del Summer festival targato d’Alessandro &  Galli. 9500 biglietti staccati per l’ottava serata: una piazza Napoleone strapiena e un maxi schermo montato per l’occasione. Tante, troppe le persone: 3000 posti a sedere oltre 6000 in piedi, accalcati.

L’attesa, 15 minuti abbondanti, in cui Stevie Wonder si fa aspettare: attesa che viene dimenticata dal pubblico appena band e Wonder si presentano sul palco; lui tastiera a tracolla entra piano, piano da solo sulle note di “How sweet it is to be loved by you” ed è già groove: un groove emozionante che solo Stevie Wonder sa dare. La platea si alza in piedi davanti al re del soul, che canta e coinvolge immediatamente il pubblico; migliaia le braccia al cielo che battono le mani.

E’ groove, è anima, è passione Stevie Wonder quella passione che trasmette cantando, suonando pianoforte, tastiere, armonica, percussioni ed emozionando quella platea che è lì per quell’icona della musica e per il suo sound.

E’ contento di essere a Lucca Wonder, e chiede di sentire la voce delle persone nel pubblico, che immediatamente rispondono al richiamo dell’artista, come nel gospel il predicatore chiede di rispondere in coro, allo stesso modo il pubblico risponde, e con una certa sacralità dettata dalla riverenza nei confronti del musicista.

Ammicca, Wonder, il repertorio passa da una “Tequila”, a “Day Tripper” dei Beatles fino ad accennare “Volare” facendo poi cantare il pubblico. Tergiversa Wonder forse troppo, soprattutto sul finale, ma la sua anima soul è vera e genuina. Si commuove parlando del genocidio di questi ultimi giorni a Gaza, dice che da tutte le guerre non abbiamo imparato niente, non abbiamo capito che non servono a nulla, “è sbagliato, sbagliato, sbagliato” ripete come a volerlo inculcare nella mente di chi sta ascoltando il concerto, ed è toccante, molto, quando pronuncia ripetutamente “No war, no terrorism, no more”, quasi fosse una litania, una preghiera che qualcuno potrebbe e dovrebbe ascoltare: è commovente, molto, Wonder, e si commuove pure lui.

E’ un predicatore, Wonder della vera tradizione. Parla dell’amore con la A maiuscola, condanna la guerra e predica la sua musica, quella musica fatta di tantissima passione. Una miscela esplosiva che fa cantare con ardore tutta piazza Napoleone su “I just call to say I love you”, e al contempo ballare su “Superstition” una platea intera. I posti a sedere sono stati sfruttati poco dalle persone che sono rimaste quasi tutto il tempo in piedi. Mentre Wonder parla d’amore, una sposa in piazza gli dona il bouquet di fiori e viene invitata sul palco a ballare insieme allo sposo; e anche questo fa parte dello show.

Wonder duetta con la figlia, Aisha Morris, corista della band in “Ebony and Ivory”, conquista il pubblico con “You are my sunshine of my life”, fa cantare tutti su “Isn’t she lovely”, e abbraccarsi su “Overjoyed”. E’ show, è musica viva e vera: è Stevie Wonder.

L’icona della soul music chiude presentando la sua band stellare con Nathan Watts al basso, Stanley Randolph alla batteria, Fausto Cuevas e Munyungo Jackson alle percussioni, Roman Johnson alle  tastiere, Yohei Nakamura alla chitarra, Dwight Adams alla tromba, Ryan Kilgore al sax, e Aisha Morris, Judith Hill, Keith John e Lanesha Baca alla voce.

La serata è stata anche l’occasione per consegnare a Mimmo D’Alessandro la Pantera d’oro per aver portato le più grandi star della musica a Lucca ed aver fatto conoscere la città e la provincia in tutto il mondo.

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