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Foto Fiorenzo Sernacchioli

Foto Fiorenzo Sernacchioli

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Spacca il minuto, Emma, e sale sul palco. Ore 21.30 precisissime e le luci si accendono sulla quarta serata del festival di D’Alessandro e Galli.

E’ venerdì 11 luglio, a Lucca c’è la Luminara, e piazza Napoleone è colma di gente, 5000 persone sicuramente, famiglie con bambini, amiche più o meno in su con l’età, ragazzine, coppie di giovani mano nella mano, mamme con la carrozzina, signore più attempate: non manca nessuno. Sono tutti lì per Emma. E la giovane ragazza, che ha vinto la nona edizione del talent show ‘Amici’ di Maria De Filippi, sale sul palco e lancia il suo grido con un’energica ‘Amami’; urla Emma, urla tanto, urla forte, urla troppo. I volumi sembrano quasi quelli dei Prodigy della sera prima, urla in quel microfono che tiene in mano, e la sua voce roca risulta quasi sguaiata. Ruggisce Emma, energica e grintosa, non si ferma un attimo, è carica e chiede fino allo sfinimento “Lucca c’è?”.

Fasciata in un abito bianco che ricorda una versione molto discinta di un abito da sposa, Emma racconta che a Lucca non è mai stata anche se, non ha “mai nascosto” che è “nata a Firenze”. Perché se ne dovrebbe vergognare? Parla con il pubblico, chiede come stanno, se il concerto piace, se si divertono, si sposta da una parte all’altra per cercare di rivolgersi a tutti, cerca il contatto con quel pubblico che forse le dà l’idea di non essere così caloroso; appena qualcuno si sente male (diversi gli svenimenti durante la serata) chiama i soccorsi che accorrono, e gli indica, dal palco, dov’è la persona, e poi riprende il concerto con energia.

Emma racconta, parla con i suoi musicisti, si cambia d’abito, dal bianco passa al pantalone fasciato con giacca con strascico, a un miniabito in pelle e tacchi vertiginosi, Emma salta sul palco, si sdraia come fanno i rockers nei concerti e l’anima più rock emerge, ma il pubblico che assiste al concerto è formato prevalentemente da famiglie e il gesto è poco compreso.

La gente predilige i lenti “Sarò libera” ai pezzi più rock come “L’amore non mi basta”, e “Davvero” dove Emma suona la chitarra, forse perché sui lenti si possono abbracciare, possono alzare i palloncini a forma di cuore, nei brani lenti si possono fare i “selfie” mentre si baciano, nei lenti, e nelle parole della cantante, semplicemente, forse rivedono sprazzi delle loro vite.

Emma ringrazia Lucca, l’ospitalità di Mimmo D’Alessandro che ha coccolato lei e i suoi musicisti e la sua orchestra d’archi che non manca di ringraziare più volte, ringrazia anche il cantante canadese pop Rufus Wainwright che con lei duetta in ‘Hallelujah’ di Leonard Cohen che Wainwright esegue al pianoforte, ‘Pretty things’ e ‘Across the universe’, dove Emma sbaglia un attacco, e molto ironicamente dopo ci scherza sopra: “Uno prova tanto e poi basta un po’ di emozione” dice scusandosi con la platea.

Il concerto si chiude con “Cercavo amore”. Silenzio in piazza, la gente comincia ad andarsene, qualcuno se n’è già andato sul finale dell’ultimo pezzo, ma pochi nel mezzo urlano un flebile bis. Emma salta nuovamente sul palco, come se non aspettasse altro. “Calore” e “La mia città”, brano interamente scritto da lei e contenuto nella versione speciale dell’album, “Schiena vs. schiena”, sono gli ultimi due pezzi del concerto durato due ore.

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