Tag

, , , , , , , , , , ,

ph Cinzia Guidetti

ph Cinzia Guidetti

Leggi il mio articolo sul La Gazzetta di Lucca oppure qui sul mio blog.

Chi l’ha detto che non ci si può divertire anche se si è in pochi? Ieri sera, martedì 10 giugno, ne ha dato riprova il rado, ma calorosissimo pubblico che ha assistito al concerto di Tony Cercola ‘Voci scomposte e piccola orchestra’.

Una 50ina in piazza gli spettatori (ennesima riprova che a Lucca se è gratis va bene tutto se si paga 10 euro non ne vale la pena), ma sicuramente tra i più calorosi delle serate dell’’Anfiteatro Jazz’.

Ieri sera, per la terza serata della rassegna il concerto ‘Da Napoli al jazz – dall’Africa al Flamenco’ con l’ensemble di Tony Cercola formato da Tony Cercola voce e percussioni, la vocalisit Rosarillo, Roberto Trenca bozuki e chitarra acustica, Marco di Paolo basso elettrico e violoncello, Vittorio Cataldi fisarmonica, Tonino Panico sax soprano  e tenore e Claudio Romano batteria.

La musica del gruppo, che dal golfo di Napoli ha origine, ha viaggiato nel sud, ha attraversato l’Africa, fino ad arrivare in Argentina, terra di origine della cantante Rosarillo, seguendo quel filo rosso che è all’origine del programma di quest’anno di ‘Anfiteatro jazz’: attraversare le varie culture partendo dalle radici, e trasfigurare il tutto in una chiave che, in questo caso, si avvicini al jazz.

Tony Cercola e il suo ensemble ha aperto delle finestre sulla vita narrando delle storie, ogni brano un racconto diverso che ha il sapore e il profumo della terra cantata e che parla ogni volta con una voce diversa; un narratore a volte consapevole a volte no, di essere protagonista di una storia musicale.

E così si è passati da ‘Stelle d’oro’ a ‘C’o sole e c’ù l’acqua’, dall’eco balcanico che parla di un tema fortemente sentito in questo periodo, ma al contempo antichissimo: l’immigrazione; passando per racconti che vengono dalla lontana Colombia, ‘Donna magalì’, fino alla creazione di un linguaggio, il lumumbese, una lingua che prende dei suoni dall’Africa e poi come nenia li mescola con quelli di Napoli e dintorni, creando l’afro-vesuviano del brano ‘Lumumba’. Ma si è parlato anche della vita che, come il mare, ha le basse e alte maree, ‘I momenti’; ma la verve napoletana, l’allegria e l’energia, quella incredibile speranza che caratterizza Napoli si è sentita nei brani come ‘Tirino merinda’. Ma non sono mancati i ricordi per le persone che non ci sono più, come Dodi Moscato con ‘Bolero romano’, brano che Cercola ha voluto dedicare anche a Lucca e Puccini.

Un viaggio affascinante e sognante che ha travolto il pubblico fino addirittura a farlo ballare sotto palco nella piazza dell’Anfiteatro.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Annunci