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Foto Fiorenzo Sernacchiol

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Un incontro tra due culture unite dal mare: la Sardegna e la Toscana. Il trio di Gavino Murgia per primo sul palco seguito dal ‘Collettivo di ricerca di improvvisazione garfagnino’: C.R.I.G.
Ieri sera, lunedì 9 giugno, la seconda serata di ‘Anfiteatro jazz’, che fa parte anche del network ‘Sonata di mare’, è stata aperta dagli ospiti: ‘Gavino Murgia mediterranean trio’.

Un concerto magico, trascinante, dove si sono percepiti nettamente gli echi di una terra lontana, si è respirato l’aria salmastra, dove si sono sentiti i sapori dei cibi autoctoni e dove si è sognato di vivere almeno per un attimo per poter dire ‘anch’io faccio parte di questa terra’. Gavino Murgia ha così trascinato la platea nella sua terra di origine. Ha strappato le persone dalla sedia, dove erano sedute, e le ha portate al di là del mare.

Si è respirata l’aria della Sardegna e di una cultura millenaria che perde le sue origini all’inizio dei tempi. Una musica antica, ancestrale, che ti entra nelle viscere e ti attanaglia l’animo. Musica di un’isola vicina alla Toscana, ma lontana per tradizione e cultura. Un viaggio, quello di ieri sera, che ha attraversato il mare Mediterraneo e ha toccato la Sardegna, una terra conosciuta spesso da molti solo per il bel mare, ma che racchiude, al suo interno, uno scrigno musicale millenario.

Il canto a tenore (stile di canto corale sardo di grande importanza nella tradizione dell’isola) mescolato con il sax soprano di Murgia e le launeddas (strumento tipico originario della Sardegna), incastrato con la chitarra di Marcello Peghin e la batteria di Pietro Iodice, ha creato delle sonorità allo stesso tempo moderne e arcaiche. Suoni lontani nel tempo si sono fusi con tecniche e arrangiamenti moderni. La tradizione musicale sarda e l’attaccamento alla famiglia, molto sentito, anche nella musica, è passato da un brano in omaggio alla nonna di Murgia, ‘Pane caiente’, una ballad dove lo strumento di Peghin si è mescolato con il cristallino suono del sax soprano: si è sentito il sapore del pane e di una terra affascinante.

E poi dalla Sardegna si è passati alla Toscana, alla Garfagnana terra più conosciuta che forse per questo nasconde meno segreti. Il C.R.I.G. ha mescolato la cultura popolare con il jazz creando sonorità moderne con forti richiami alla terra e alla cultura millenaria; una musica che anche qui ha preso spunto da antichi canti, le ninne nanne delle nonne, i canti del primo maggio e dei cantastorie, e le ha trasfigurate in una chiave moderna; pescando da leggende e tradizioni che sono passate di padre in figlio come la Sardegna.
L’originalità dei cantori che interpretano ognuno in modo diverso i canti rendendo ogni esecuzione unica nei melisimi, nelle risonanze, nei timbri e nei suoni, sono gli elementi su cui si basava la musica antica, e sono gli stessi su cui si sviluppano le norme di improvvisazione contemporanea e il free jazz di Nicolao Valiensi sax horn, Alessandro Rizzardi sax tenore, Piero Gaddi pianoforte, Fabrizio Desideri clarinetto, Renzo Telloli sax alto, Nino Pellegrini contrabbasso e Daniele Paoletti, batteria.

Una chiusura, infine, con l’incontro tra le due culture, unite dal mare, vicine per tantissime cose come la tradizione orale, ma che hanno sviluppato percorsi musicali diversi. Il trio di Murgia e il C.R.I.G. insieme sul palco: un’affascinante fusione di queste culture unite dalle onde del mare.

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