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Francesco LentoLeggi il mio articolo sul La Gazzetta di Lucca oppure qui sul mio blog.

Un omaggio a Chet Baker sulle mura davanti al carcere di San Giorgio a Lucca. Questo il ‘curioso’ evento che si è tenuto oggi e che fa parte della manifestazione ‘Lucca ricorda Chet’. Le celebrazioni sono state organizzate in memoria del trombettista che a Lucca è stato sì incarcerato, ma che alla città ha legato anche le sue vicende artistiche, lasciando così un ricordo indelebile.

L’omaggio è stato organizzato perché una leggenda metropolitata, molto conosciuta a Lucca, racconta che il ‘Quartetto di Lucca’ si ritrovasse frequentemente, la sera, sulle mura, per suonare con Chet Baker quando lui era in carcere. Comprensibile che era impossibile portare fin lì degli strumenti ingombranti come un vibrafono o un pianoforte, il fascino del racconto rimane, ma come ogni leggenda che si rispetti c’è sempre un fondo di verità, e quella sta nel racconto del contrabbassista Giovanni Tommaso: “Una sera ero qui sulle mura di fronte al carcere insieme al clarinettista Henghel Gualdi, e lui suonò qualche nota per cercare di ‘contattare’ Baker in galera, ma lui non rispose. La cosa è stata gonfiata, come tutte le leggende metropolitane, però devo dire che è carino il ricordo che ne è rimasto”.

Intorno alle 17, mezz’ora prima dell’appuntamento prefissato, si sono radunati sulle mura, alle spalle del carcere, oltre agli appassionati che conoscono bene la storia di Baker, anche una folta folla di curiosi.

Poco dopo le 17.30 l’assessore alla cultura Alda Fratello, il direttore del ‘Circolo del Jazz’, Vittorio Barsotti, il presidente e il segretario dell’ ‘Opera delle Mura’, rispettivamente Alessandro Biancalana, e Enrico Ragghianti, tre dei musicisti che negli anni ‘60 hanno formato il ‘Quartetto di Lucca’, Giovanni Tommaso, Vito Tommaso e Antonello Vannucchi, il trombettista Francesco Lento e il batterista Nicola Angelucci che domani sera suoneranno nel concerto ‘Ricordando Chet’, hanno omaggiato con un ricordo, un aneddoto, una semplice esternazione della grandezza di Baker, la sua memoria. Clou il momento in cui, per ricordare che Chet Baker in prigione aveva e poteva, con un permesso speciale, suonare il suo strumento, Francesco Lento ha improvvisato suonando la tromba, e lasciandosi trasportare dal momento.

L’assessore alla cultura Alda Fratello, dopo aver ringraziato i presenti, ha ammesso di aver accettato subito, con una certa emozione, questa manifestazione. E ha ricordato come lo stesso Paolo Fresu, l’anno scorso durante ‘Anfiteatro Jazz’, raccontò di essere emozionato perché, ospite a Lucca, all’Hotel Universo, dormiva nella stessa stanza dove aveva alloggiato Chet Baker.

Mentre il presidente dell’ ‘Opera delle mura’, Francesco Biancalana ha portato l’attenzione su Lucca e l’arte: “Il rapporto di Lucca con l’arte e con i musicisti è sempre stato importantissimo nella sua storia. Tant’è che questa manifestazione, da piccola che doveva essere, è diventata più grossa: dalla mostra inaugurata la scorsa settimana, a questo breve omaggio, al concerto di domani sera anche questo evento segna, nel suo genere, il cinquecentenario delle Mura”.

Mentre il segretario dell’ ‘Opera delle mura’, Enrico Ragghianti, ha ammesso di essere stato un grande fan del ‘Quartetto di Lucca’.

Ma i racconti più avvincenti sono venuti da chi, negli anni ’60, ha suonato con Baker.
Vito Tommaso ha ricordato l’organizzazione del concerto di rientro di Chet Baker appena scarcerato: “Quando finì la detenzione mi sentii in dovere di organizzargli il concerto di rientro – esordisce Tommaso -, ma per organizzare un evento del genere andavano superate tante difficoltà, e l’allora cancelliere del tribunale Sandro Maffei ci dette una grossa mano, e così ci concessero il Teatro del Giglio. Le prove si facevano a casa di Antonello, e le prime erano titubanti perché Chet era tanto che non suonava con altre persone. A una delle prove venne a sentirci Oriana Fallaci, e mi chiese ‘ma è bravo?’ ‘certo che è bravo – risposi – Lo dimostrerà al concerto’. Al concerto abbiamo fatto il tutto esaurito – continua Tommaso -, ma quando è stata l’ora di raccogliere il risultato economico devo fare un rimprovero alla nostra città, perché a volte è generosissima, ma quando si tratta di spendere, ha qualche difficoltà – scherza Tommaso -. E così ci rimase ben poco. Ma fu un grandissimo successo – conclude Tommaso – perché Baker rientrò prepotentemente, e riprese in pieno l’attività anche se poi, devo dire con dolore, ricascò nei suoi vizi che l’hanno portato prematuramente alla morte”.

Antonello Vannucchi invece ha voluto raccontare un aneddoto di quando suonava con Baker alla Bussola di Viareggio: “E’ una cosa che mi fece notare il trombettista Oscar Valdambrini che diceva ‘come fa Baker? Mette la tromba sul pianoforte a fine concerto e la riprende la sera dopo; non studia mai e qui c’è pure il salmastro. Come fa a tenere quelle note lunghe?’. Era vero – conclude Vannucchi – ed è una cosa che  mi è rimasta in mente come segno della grande genialità di quell’uomo”.

Giovanni Tommaso ha collaborato molte volte con Chet Baker e ha suonato anche per l’ultimo suo concerto in Italia che ricorda come “Un disastro musicale”.

“Due anni in prigione non sono una bella cosa –  dice Giovanni Tommaso – e c’è un che di bizzarro a vederci tutti qui a festeggiare un evento, che per lui, fu molto triste, ma fortunatamente a volte le cose cambiano in meglio, e noi oggi ricordiamo la grandezza di questo trombettista”.

Giovanni Tommaso non ha mancato di presentare i due musicisti che domani sera suoneranno per il concerto ‘Ricordando Chet’, che si terrà nella Chiesa di San Francesco: il batterista Nicola Angelucci, e il giovane trombettista Francesco Lento, vincitore anni fa di una borsa di studio alla Berklee College alle Clinics di Umbria Jazz, e di diversi concorsi; e alla richiesta di Giovanni Tommaso, Francesco Lento ha eseguito un pezzo, e le note hanno risuonato sulle mura davanti a quel carcere che ha imprigionato uno dei più grandi trombettisti della storia del jazz: Chet Baker.

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