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ph Fiorenzo Sernacchioli

Leggi il mio articolo su La Gazzetta di Lucca oppure qui sul mio blog.

Camicia, giacca e pantaloni neri in perfetto look dark; Nick Cave è apparso così sul palco del Summer Festival ieri sera, giovedì 11 luglio.

E con “We no who U R”, ipnotico primo brano del suo ultimo album “Push the Sky Away”, ha aperto il suo concerto accompagnato dalla sua band The Bad Seeds.

 Tra classici come “Deanna” e “The mercy seat” ha mescolato brani dell’ultimo album come “Higgis Boson blues”, una ballata cupa e “Push the sky away” che dà il titolo all’album, e così, la piazza piena di fan, è stata conquistata.

Cave canta, urla, sospira, ammicca, sale sulla pedana e per quasi tutto il concerto resta a contatto con il pubblico. Energico, pieno di grinta, si piega, si inginocchia, con movimenti lenti sfiora le mani alzate dei fan, lancia il microfono sul palco, si getta sul pianoforte e si prodiga in un assolo, recupera il microfono e riprende a cantare. Circa a metà concerto si ritaglia due lenti: “Love letter” e “God is in the house” al piano, e la platea tace rapita.

Warren Ellis (acclamatissimo dal pubblico) si prodiga in assolo con il violino a velocità inaudite, getta l’archetto dietro le quinte alla fine della sua performance, suona spesso voltato verso l’amplificatore, afferra il flauto traverso e suona, poi passa nuovamente al violino e pizzica le corde, eclettico come sempre.

 Nel bis Cave regala due pezzi al pubblico “We real cool” e “Red right”; esce dal palco, ma la platea chiede che la performance continui. La band ritorna così davanti alla piazza per chiudere con “Jack the ripper”, e Cave sale sulla transenna che delimita la zona del palco da quella del pubblico e lì, in piedi, intona l’ultimo brano, tra la folla di mani che lo sfiorano.

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