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Paolo Fresu

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Si è aperta ieri sera, martedì 25 giugno, la nuova edizione di “Anfiteatro Jazz”, la rassegna ideata da Renzo Cresti che si è tenuta da metà degli anni ’90 per quattro anni nell’omonima piazza di Lucca. Ad aprire la serie di cinque concerti (dal 25 al 29 giugno) Paolo Fresu con i Devil Quartet; rispettivamente Fresu alla tromba e flicorno, Bebo Ferra alla chitarra, Paolino Dalla Porta al contrabbasso e Stefano Bagnoli alla batteria.

 I brani presentati durante la serata, tranne qualche eccezione, erano tutti tratti dall’ultimo album del quartetto: “Desertico”. Il concerto si è aperto con un’ipnotica “Ambre”. Magici i fitti dialoghi tra la tromba e il flicorno di Fresu, e la chitarra di Ferra, marcati dalla ritmica di contrabbasso e batteria. Ottimo il bilanciamento tra tutti gli strumenti, ognuno si è ritagliato il suo assolo (da lasciare senza fiato quello di Paolino Dalla Porta) in un ottimo equilibrio di spazi e dinamiche.

 Non è mancato l’omaggio di Fresu al trombettista Chet Baker, sua fonte di ispirazione, con il brano “Blame It On My Youth”. E Fresu, che alloggia all’hotel Universo nella stessa stanza dove dormiva Baker, ha inoltre raccontato che inizialmente non si era accorto che si trattava proprio di quella stanza, strappando una risata al folto pubblico.

E tra un brano dedicato al difficile rapporto tra Israele e Palestina, “Moto perpetuo”, musica che Fresu ha scritto per il documentario “Percorsi di pace”, e l’esecuzione di un grande classico portato al successo da Mina come “E se domani”, il gruppo ha bilanciato tematiche e sonorità con grande maestria.

 Il pubblico, rapito, ha ascoltato in religioso silenzio il concerto. Gli applausi, molto sentiti, sono stati centellinati solo per non interrompere l’esecuzione. La gremita piazza dell’Anfiteatro, infatti, ha apprezzato il quartetto tanto da richiedere a piena voce il bis quando i musicisti erano ancora sul palco.

Fresu ha scherzato così chiedendo al pubblico di scegliere tra due bis diversi (“potete scegliere tra un brano più lento, oppure uno più veloce, ma triste…”) ed eseguendo due ninna nanna scritte per il figlio Andrea: “Ninna Nanna Per Andrea” e “Inno Alla Vita”. Il concerto si è chiuso con “(I Can’t Get No) Satisfaction” lasciando il pubblico pienamente soddisfatto.

 

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