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Michele Rabbia ph by Fabio Orlando

Lo stile percussivo così intenso e magmatico contraddistingue l’arte strumentale di Michele Rabbia, tra i percussionisti più creativi e intelligenti della scena odierna. Il suo suono si è sviluppato grazie anche ad una naturale fisicità espressiva legata alla passione per il movimento. Chiamarlo solamente batterista risulterebbe alquanto riduttivo non rendendogli merito.

Il tuo primo ricordo musicale?
La mia prima lezione di flauto traverso. Avevo circa sette anni, ma la scelta non si rivelò fortunata, infatti dopo poco abbandonai lo strumento per dedicarmi allo sport. Fortunatamente la musica è tornata nei miei interessi alcuni anni più tardi.

Ovvero quando?
Intorno ai tredici anni, ma invece di ricominciare con il flauto ho iniziato ad interessarmi agli strumenti a percussione, e in modo particolare alla batteria. A quel tempo mio fratello aveva un gruppo rock e suonava il basso. Le prove le faceva nella cantina dei nostri genitori, e appena i musicisti smettevano di suonare io mi intrufolavo e cominciavo a picchiare sulle pelli. Ho deciso così di iscrivermi al liceo musicale di Savigliano in provincia di Cuneo, dando in questo modo inizio al mio vero percorso musicale. (continua a leggere sul sito di Andy Mag).

Questa intervista fa parte del progetto editoriale “My Life/My Music, 100 interviste ai protagonisti del jazz italiano” curato da Gianmichele Taormina ed edito da Andy Mag.

Photo by Fabio Orlando

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