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Senza il pubblico un festival non esiste e così Jazzedoltre ha deciso di intervistare due spettatrici di Umbria Jazz Winter: Donatella Delle Cese (D) e Adriana Modeo (A), residenti a Napoli, impiegate e appassionate di jazz per sentire cosa ne pensano dell’ultima edizione del festival, quali concerti e festival seguono e come affrontano la crisi.

Mi raccontate le vostre impressioni su questa XIX edizione di Umbria jazz Winter?
D: Ho trovato questa edizione molto interessante grazie a un latin jazz molto piacevole! Ad esempio ho riscontrato che i “Latin mood” di Fabrizio Bosso e Javier Girotto sono un sestetto molto godibile, e che le contaminazioni della “Lidian Sound Orchestra”, nel concerto “In a spanish tinge” sono molto belle.
A: Penso la stessa cosa. Inoltre ho apprezzato molto la conferma di Michel Camilo anche nell’edizione invernale. Ho trovato molto bello anche il concerto della “Lidian Sound Orchestra” e quello di Stan Tracey dedicati a Monk, anche perché è il mio musicista preferito. I “Latin Mood” li ho trovati molto piacevoli per l’atmosfera che si respira quando suonano.
Umbria Jazz Winter è chiaramente un’occasione di poter godere, anche d’inverno, del jazz. Certo Perugia è una rassegna più grande, con molti più nomi internazionali, dura di più, e quindi ci sono anche più possibilità, ma chiaramente anche il winter è altrettanto interessante. Basta solo riuscire a prendere le ferie.

E quindi voi organizzate le ferie in base ai festival che volete seguire?
D: In questo periodo il posto dove lavoro per fortuna è chiuso, quindi per me è facile venire a Orvieto, mentre mi rimane più problematico seguire l’edizione estiva. E infatti solamente due anni fa sono riuscita ad andare a Perugia. Paradossalmente prima sono stata a Orvieto; normalmente è il contrario.
A: Io, invece, per l’edizione di Perugia riesco a organizzarmi le ferie con facilità anche se non posso seguire tutto il festival, e così cerco di ritagliarmi almeno cinque o sei giorni. Quest’anno per Orvieto mi è stato possibile prendere le ferie perché l’ultimo dell’anno cadeva nel fine settimana.
Comunque se non si viene a queste manifestazioni più grandi è poi impossibile trovare nella propria zona intere orchestre jazz che si esibiscono. Forse Michel Camilo a Napoli non lo vedremo mai, perché non c’è abbastanza pubblico che sia amante del jazz. Quando si va nei locali dove si fa jazz vediamo sempre le stesse persone; e siamo sempre pochissimi. Invece un festival come Umbria Jazz riesce a unire, essendo anche in un periodo di festa o ferie possibili, persone che hanno la stessa passione e che si ritrovano tutte nello stesso posto dove possono ascoltare e vedere gruppi che non arriveranno mai nelle loro zone di residenza.

E voi seguite sempre manifestazioni in ambito jazz?
D: Ci organizziamo sempre per eventi jazz che si tengono nella zona dove abitiamo o zone limitrofe, e quando è possibile cerchiamo di spostarci verso festival più consistenti. Io sono sei anni che vengo a Orvieto: la prima volta sono venuta nel 2006 per la XIV edizione, e avendo capito che mi piace tutto di questo festival, ogni anno sono qua.

Mi volete fare qualche nome di festival che avete seguito e trovato interessante?
D: Ad esempio il Pozzuoli Jazz Festival che quest’anno è riuscito ad avere grandi nomi pur essendo un festival nascente. Lo organizza un appassionato di jazz che si è fatto una grande esperienza come ascoltatore seguendo, negli anni, vari festival nazionali e internazioni; in questo modo è riuscito a mettere insieme un festival dove riesce anche a smussare eventuali difficoltà organizzative in posti molto suggestivi come Solfatara di Pozzuoli o le Terme Romane di Baia, che sono luoghi naturali e storici molto interessanti. Bellissimo sentire il jazz in posti che hanno una loro valenza naturalistica o storica particolare, dove gli organizzatori del festival sono riusciti ad ovviare ai problemi logistici: ad esempio le maschere accompagnano gli spettatori nelle radure della Solfatara di Pozzuoli che sono al buio con delle torce; si crea così un’atmosfera molto suggestiva.
Poi siamo stati a Pomigliano Jazz, che è una realtà molto più consolidata, e Marcogliano Jazz, che si tiene a luglio, ma che quest’anno ha avuto un’edizione molto ridotta per colpa della crisi.

In questo periodo siamo tutti obbligati a fare delle scelte. Quindi quando si decide di tagliare è più facile optare per gli hobby o le passioni come la musica.
A: Probabilmente si fanno delle scelte, ma quando uno ha una grande passione come la musica decide di tagliare altre cose. Io ho sempre seguito la musica jazz; uno degli ultimi concerti è stato quello di Brad Mehldau e i suoi biglietti sono costati tantissimo, però preferisco tagliare altre cose che privarmi di un concerto che chissà quando rivedrò. Probabilmente chi va a sentire la musica solo per curiosità, o per la prima volta, deciderà di tagliare la musica, ma per chi ha una vera passione per la musica non la sacrificherà mai.
D: Quest’anno ho notato una notevole riduzione delle persone per il festival di Umbria Jazz. Sono venuta dall’inizio della manifestazione e dove alloggiamo noi all’inizio c’erano  camere libere, ma adesso no; quindi o le persone non hanno avuto le ferie, o non le hanno avute per tutti e cinque i giorni; però ho notato che il movimento di persone appassionate c’è, infatti i teatri sono sempre tutti pieni.

Prossimi concerti?
D: Se si parla di festival il primo è quello di Pozzuoli a cui non mancheremo sicuramente. Si tiene poco prima dell’edizione estiva di Umbria Jazz. L’anno scorso ci sono stati nomi rilevanti come Sarah Jane Morris e grossi  musicisti che hanno fatto sì che fosse una bella esperienza.
Mentre il prossimo concerto a cui assisteremo in un teatro sarà quello dei “Latin Mood” che saranno in Campania il 6 gennaio a Cava dei Tirreni. Anche se li abbiamo già visti qui il 30 sera torneremo al concerto.
A: Sì, siamo curiose di andare a sentire cosa faranno questa volta.

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