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L’intervista di Jazzedoltre al direttore artistico di Umbria Jazz Carlo Pagnotta del 31 dicembre 2011, il penultimo giorno di Umbria Jazz Winter. Gli abbiamo chiesto le sue impressioni sulla riuscita di questa edizione invernale, i suoi progetti per l’edizione estiva e in che situazione si trova, in questo periodo di crisi, Umbria Jazz, uno dei più longevi festival di musica jazz in Italia.

Il programma di quest’anno di Umbria Jazz Winter è stato incentrato sulla musica Sud Americana con artisti come Michel Camilo, già ospite dell’edizione estiva di Umbria Jazz, Gonzalo Rubalcaba, Chano Dominguez. Come mai questa scelta?
Per cambiare (sorride n.d.r.), ma mi sento di aggiungere che il programma di questa edizione vede sì artisti Sud Americani, che hanno riscosso molto successo, ma non solo. Devo dire che sono molto soddisfatto di come si sono svolti alcuni concerti come, ad esempio, quello di Juan Pablo Jofre Romarion con i Solisti di Perugia. Il progetto speciale, nato per il festival, si è rivelato una vera sorpresa. Juan Pablo Jofre Romarion si è occupato di scrivere le partiture e gli arrangiamenti del progetto che comprende sia brani suoi che di Astor Piazzolla. Gli artisti si sono scambiati le partiture tramite e-mail, e poi una volta arrivati qui hanno provato i brani. Juan Pablo si è rivelato veramente un grande musicista. Avevo avuto occasione di ascoltarlo una sera, due anni fa, a San Juan a Porto Rico con il quintetto di Paquito D’Rivera, e mi aveva veramente impressionato per la sua tecnica. Il risultato della sua bravura è stato visibile al pubblico di Umbria Jazz in questi giorni.
Un altro concerto di successo è stato sicuramente quello del duo di Michel Camilo con Danilo Rea, una delle nostre colonne del jazz italiano. Sia Camilo, che la moglie, che è una persona molto attenta ai dettagli, sono rimasti entusiasti di come sia andato il duo; questo mi ha fatto molto piacere perché questo progetto era molto rischioso, ma dopotutto nella vita se non rischi non vai avanti, e poi, quando le cose hanno un’ottima riuscita, la soddisfazione è sempre maggiore.
Poi c’è stato anche il pianista Chano Dominguez che ha portato sul palco un ballerino eccezionale come Daniel Navarro; e Gonzalo Rubalcaba che ho visto giovanissimo la prima volta all’Havana, nel lontano 1991. Ero lì con Bruce Lundvall, che era venuto per fargli un contratto con l’etichetta Blue Note.
E poi, come avevo accennato prima, non abbiamo avuto solo musica latina, ma anche il gruppo gospel “Harlem Jubilee Singers” formato da veri professionisti. Sono persone che cantano, ad esempio, al Metropolitan di New York. Abbiamo portato avanti una tradizione gospel iniziata nel 1988 con oltre 100 cantati di New Orleans che si sono esibiti ad Assisi nella cattedrale di San Francesco con una semidiretta su Rai Due; e a quel tempo di gospel in Italia non se ne faceva. Adesso ci sono tantissimo gruppi gospel, anche se un conto è prendere quattro giovanotti di chiesa che vengono a fare la gita in Europa, e un conto prendere la professionalità, perché oltre alla qualità ci deve essere anche professionalità, e su questo noi possiamo dire di aver sempre portato il meglio, e ne siamo soddisfatti.

E gli italiani?
Certo a Umbria Jazz ci sono anche loro: ad  esempio Paolo Fresu che qui a Orvieto si è rivelato il gigante quale è, portando tre progetti: “Paolo Fresu & Alborada String Quartet”, “Paolo Fresu Quintet” e “Paolo Fresu Quintet & Alborada String Quartet”. Poi c’è la “Lidian Sound Orchestra” che stasera si esibirà con il “progetto spagnoleggiante” In a spanish tinge, ma che qui a Orvieto si è esibita con un tributo a Thelonius Monk, progetto che aveva già riproposto anni or sono sul famoso concerto alla Town Hall del 1956 a New York. Inoltre il 17 di febbraio 2012 saranno 30 anni che è morto Monk, e infatti in quella data ci sarà un concerto della stessa “Lidian Sound Orchestra” a Perugia.

Poi finalmente per la prima volta a Umbria Jazz Franco Cerri.
Sì, finalmente siamo riusciti ad avere Franco Cerri per la prima volta. Per una ragione o per un’altra ogni anni succedeva qualcosa e l’invito saltava; ma questa, comunque, è stata una mia manchevolezza per la quale mi sono scusato ieri per il primo concerto di Cerri. Poi c’è l’altro “senatore”, ospite da anni, Renato Sellani e un altro “senatore” che è venuto a compiere i suoi 85 anni (30 dicembre) qui a Orvieto: Stan Tracey. La prima volta l’ho ascoltato nel 1957 a Londra, quindi è passato qualche annetto, ma per me rimane il maggiore interprete europeo della musica di Monk.
Non voglio chiaramente dimenticare i beniamini di Umbria Jazz: la street parade dei “Funk Off” che ormai ha il suo spazio assicurato in questa manifestazione invernale, ma anche a Perugia in quella estiva. Inizialmente abbiamo avuto una marching band da New Orleans, ma alla fine abbiamo optato per i “Funk Off” perché fondamentalmente, l’unica differenza è il colore della pelle, perché il clima che riescono a ricreare è lo stesso.

E’ soddisfatto dei risultati di questa edizione del festival?
Sì, Orvieto si è rivelata nuovamente vincente, come si è rivelata vincente dalla prima edizione anche se viene fatta in un periodo di festività, e la gente sarebbe magari più attratta da altre cose. Fondamentalmente questo è un festival che non ha mai avuto problemi: i teatri sono sempre pieni e i concerti hanno sempre successo. Al massimo potremmo avere problemi finanziari vista la crisi.
Il prossimo anno festeggeremo in venti anni in grande stile e vedremo cosa succederà.

Ha parlato di crisi. In questo periodo in Italia con i profondi tagli fatti alla cultura molti festival ne hanno risentito. Orvieto è tra questi pur vantando una lunga tradizione?
Anche Orvieto ne ha risentito come tutti i festival e le rassegne. Se non avessimo avuto la Fondazione Cassa di Risparmio che ha creduto in questa iniziativa, avremmo avuto veramente seri problemi a realizzare l’edizione invernale. Fortunatamente è intervenuta la Fondazione Cassa di Risparmio, che chiaramente mi sento di ringraziare vivamente, perché il Comune di Orvieto non ha potuto fare molto per noi quest’anno. Come tutti i Comuni in Italia in questo brutto periodo per il nostro paese non è messo molto bene anche se a dire la verità credo che questo sia uno di quelli messi peggio. Comunque anche quest’anno siamo arrivati in fondo. Adesso cominciamo a lavorare per l’edizione estiva.

Teme i problemi di finanziamenti sull’edizione estiva di Umbria Jazz?
A metà gennaio avrò il budget completo. Per ora io sto lavorando facendo finta di niente (ride n.d.r.). Ci avviciniamo ai 40 anni del festival, e non possiamo rischiare che un festival di questo tipo possa finire. Dopotutto le due edizioni di Umbria Jazz sono due manifestazioni che sono il fiore all’occhiello di questa regione, ci lavoriamo ogni anno con grande soddisfazione, ma pensiamo di aver fatto anche qualcosa di buono in tutti questi anni per questa bella regione.

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