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Leggi la mia recensione dell’album “Air” di Francesco Lo Cascio, Alipio C Neto, Federico Ughi su Jazzitalia

L’album “Air” dell’omonimo trio si fonda sull’improvvisazione. Il gruppo è formato da un organico atipico: vibrafono e percussioni suonate dall’italiano Francesco Lo Cascio, sax affidati al portoghese Alípio C Neto e alla batteria un altro italiano, ma residente a New York: Federico Ughi.
Gli otto brani che compongono l’album sono punteggiati da sonorità rarefatte, delicate e mai spigolose; separate tra loro, risultano però collegati da un continuum sonoro creando così l’idea di una lunga suite di quasi un’ora. Si denota una precisa attenzione del gruppo per il suono e uno studio quasi maniacale per le dinamiche. I tre musicisti dialogano tra di loro in un reciproco rispetto di schemi, tempi e pesi dei singoli strumenti nei brani.

Nella lunga “In the cavern” (oltre undici minuti) il sax soprano di Neto crea suggestive linee punteggiate e melodie delicate. Mentre il suo sax tenore in “Bugsland“, unica traccia dell’album in cui suona questo strumento, si apre con il vibrafono e le note soffiate nel sax che creano un lungo e rarefatto tappeto sonoro, sopra al quale Lo Cascio esegue la sua melodia delicata e sempre incisiva; la sua tecnica è apprezzabile in tutto l’album. Sule composizioni ha un peso l’ottima impronta di Ughi con la sua batteria accennata, punteggiata e sempre ben bilanciata.

Si tratta di un album free, delicato, con un eccellente dialogo tra gli strumenti, non sempre di facile ascolto, ma apprezzabile sia dagli amanti del genere che da chi non si lascerà sfuggire le molte sfumature da cui è composto.

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